domenica 15 ottobre 2017

VAMOS AL COLEGIO!

Tornati alla nostra nuova routine, ci sarebbero diverse cose di cui vorrei parlare, ma aspetto di avere un po’ più di carne al fuoco. Nell'attesa, ne approfitto per fare un quadro della scuola delle mie bambine, premettendo che evidentemente non tutte le scuole messicane sono come la loro e che quindi questa è strettamente la mia opinione.
Tanto per cominciare in Messico la scuola si definisce colegio, parola che a noi tutti fa venire un po’ i brividi e ricorda un istituto correttivo e non un luogo particolarmente ameno. In particolare, questa scuola si chiama British American School e in effetti non ho ancora avuto il coraggio di chiedere alla direttrice il perché di questa scelta.
Ipotesi uno: è di matrice americana ma con la divisa all’inglese.
Ipotesi due: segue il modello inglese ma si mangia junk food.
Ipotesi tre: dovevate riempirvi la bocca con un nome altisonante.
Probabilmente un po’ di tutto.

martedì 3 ottobre 2017

REPETITA NON IUVANT

Io sono superstiziosa. Di quella superstizione piccina e un po’ bieca, legata a riti da ripetere o cose da non fare perché mi immagino che portino sfiga. Per questo motivo ho riflettuto molto se scrivere nuovamente del terremoto o piuttosto fingere che non fosse successo: ho pensato che siccome avevo scritto di quello del 7 settembre e poi è capitato quello del 19, MOLTO peggiore, scriverne ancora avrebbe significato tirarsela addosso.

mercoledì 13 settembre 2017

IL PIPPERO

Minimizzare il fatto che dopo poche settimane dal nostro arrivo in suolo messicano ci sia stato il terremoto più forte degli ultimi cento anni non è estattamente cosa facile, per quanto mi renda conto che farei meglio a non lamentarmi e ringraziare la mia buona stella perché dopo tutto non ci è successo nulla. Quando siamo stati qui in visita in aprile, l’argomento terremoto era stato abbondantemente affrontato con la nostra guida, la quale ci aveva rassicurato che dopo il sisma del 1985 molti edifici (tradotto: quelli che non si sono polverizzati) sono stati messi in sicurezza, mentre tutti quelli di nuova costruzione sono oggi antisismici. Esattamente, la signora si era espressa così: A Città del Messico c’è un sacco di corruzione, molto cose non funzionano, abbiamo tantissimi problemi ma una delle poche cose su cui non si scherza sono le certificazioni antisismiche degli edifici. Pur avendole sostanzialmente creduto, abbiamo preferito andare ad abitare in una palazzina di due piani piuttosto che in un grattacielo di trenta.
Se proprio devo essere sotterrata dalle macerie, che almeno siano poche.

lunedì 4 settembre 2017

RISATE A DENTI STRETTI

Quando ci si trasferisce all’estero con un contratto di lavoro da Expat, il trattamento riservato può essere più o meno ricco di servizi a supporto del proprio inserimento nella nuova realtà sociale. Naturalmente se uno si trasferisce dall’Italia alla Francia non necessiterà dello stesso tipo di assistenza di chi invece si sposta da Oslo alla Sierra Leone. Noi, che siamo una via di mezzo, abbiamo beneficiato di un Cross Cultural Training Support, ovvero un mini corso di 8 ore, spezzate in due giornate, in cui mentre le bambine trangugiavano la più lunga sessione di cartoni animati della vita, ricevevamo informazioni sulla nazione che è così cortese da ospitarci.
Il corso però non è andato esattamente come da aspettative: basti solo dire che da quando abbiamo finito le prime quattro ore dormiamo da cani ed io ho pure sognato che ci trovavamo in una piazza dietro casa dove squartavano le mucche intere davanti ai bambini.
La trainer, una signora con l’aria molto manageriale, messicana ma di madre francese e padre italiano, ha esordito dicendo che ci avrebbe fatto un quadro il più possibile completo dei pro e contro del vivere in Messico, ma probabilmente si è persa un po’ per strada perché io di pro non ne ricordo nemmeno uno.

martedì 29 agosto 2017

PRIME POLAROID

Faccio un po' fatica a dare un ordine logico alle cose che vedo o che scopro, qui in Messico. Il termine inglese overwhelmed esprime bene come mi sento: una specie di onda fatta di tanti stimoli nuovi non sempre facili da gestire. E in mezzo c'è pur sempre una quotidianità che sta cominciando a diventare routine: sveglia, colazione, attesa chilometrica del bus della scuola davanti al portone, sistemazione casa, sguardo desolato all'appartamento vuoto e ai tristi mobili a noleggio, spesa, impegni vari, rientro da scuola delle bambine con conseguente attesa chilometrica del bus, compiti, altro sguardo tristo, birra consolatoria, rientro consorte, cena e via così.
In mezzo, le prime gite in giro per la città - che alterna zone inavvicinabili ad altre molto carine - e in parallelo tante cose nuove, talvolta ridicole o semplicemente diverse da ciò cui ero abituata. Ora, siccome non l'ha detto nessuno che deve esserci una logica in quel che racconto qui, vado ad elencare, come si dice in spagnolo, a cabezon de perro ciò che mi ha colpito ultimamente.
(Chi mi legge dai tempi del glutammato ricorderà che adoro gli elenchi, per chi non avesse avuto questa enorme fortuna: adoro gli elenchi)

mercoledì 23 agosto 2017

PRATICAMENTE VADO AL CEPU

La cosa fondamentale quando si espatria è a mio parere quella di essere in grado di comunicare. Ora, in Cina questa cosa è sempre stata un grosso problema per ovvi motivi: il mandarino è difficilissimo e comporta un impegno intensivo e costante per arrivare a risultati minimi e pure sindacabili. Ora invece sento che è arrivato il tempo della rivalsa, perché -che diamine- parliamo dello spagnolo. Se pò fa.
Ho dunque cominciato, una settimana dopo essere arrivata a Città del Messico, a cercare come una pazza su Internet quale potesse essere la migliore opzione. Mi sono subito resa conto che qui il problema non è tanto la scuola, quanto il tempo necessario per arrivarci. Che sia con il taxi o con Uber o a dorso di mulo, la città mi è tentacolare e parecchio incasinata, quindi un paio d’ore di lezione possono tranquillamente diventare quattro se è l’ora di punta e devi andare e tornare.
E qui è scattato il colpo di culo inaspettato.

martedì 22 agosto 2017

GIUSTO DUE RIGHE PER ROMPERE IL GHIACCIO

Aprire un capitolo "prime impressioni" una volta approdati a Città del Messico è abbastanza complesso sia perché sono ancora annebbiata dal fuso (e sono passati dieci giorni!), sia perché la città e la cultura in cui ci siamo prepotentemente immersi è fatta di scoperte quotidiane che vanno digerite a poco a poco. Devo anche premettere però che se la Cina era uno shock culturale di tutto rispetto, il Messico, o quantomeno questa metropoli, non lo è. E non solo perché grosso modo - molto grosso - riesco a intuire quello che la gente dice, ma perché i comportamenti sociali sono molto simili ai nostri. Qui l'unico vero shock è la quantità di peperoncino con cui tutto è condito. Dai tacos all'anguria. 



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