venerdì 5 maggio 2017

PESCE D'APRILE

Diciamolo: annunciare alle proprie figlie che tra quattro mesi si dovranno trasferire per tre anni a Città del Messico e scegliere di farlo esattamente il primo di aprile fa un po' ridere. 
Eppure è andata proprio così, ed io che mi aspettavo ululati e reazioni inconsulte sono stata con mia somma gioia disattesa. D'altronde, la mia indole è naturalmente pessimista: ho sempre preferito vedere il bicchiere mezzo vuoto, nelle cose, per essere sicura di non avere delusioni dopo.
Però qui era tosta, eh.
Mettetevi nei miei panni, o ancora di più nei loro: passi oltre quattro anni in Cina. Vivi in un ambiente che per quanto bello e stimolante è un porto di mare. Tipo che ti trovi un'amica e dopo sei mesi quella se ne va. Allora ci riprovi con un'altra e alla fine ad andartene sei tu. Torni in Italia e ti fai un mazzo così a integrarti nella tua comunità d'origine, dove tutti ti vedono un po' come un fenomeno da baraccone e continuano a chiederti se ti trovavi meglio prima oppure adesso (che a voler vedere è una domanda bastarda perché se rispondi che ti trovavi meglio prima sembra che te la tiri, se dici che stai meglio ora sembra che in Cina facesse tutto schifo, quindi magari finisce che fai il cerchiobottista e dici che "è uguale, ma diverso" che onestamente è un po' una minchiata).
Tutta 'sta fatica e poi ecco che devi ricominciare da capo: casa nuova, nuova scuola, lingua diversa, cibo diverso, addirittura fuso orario diverso: se ci sono due paesi che mi sembrano antitetici sono la Cina e il Messico. 
In comune hanno solo le ore di aereo per arrivarci e probabilmente l'inquinamento. Che culo.
Dare fuori di matto sarebbe stato lecito, direi quasi normale. Ecco perché sono cauta nel valutare le reazioni della prole.

E le MIE, di reazioni? 
Io ho deciso di accettare questa nuova avventura senza avere ancora deciso se volevo farla. Perché io sono lenta: devo affezionarmi ad un'idea, farla mia a poco a poco. Trovarne i lati positivi con calma. 
Molta calma.
E durante questo difficile processo, se qualcuno commenta che è un'esperienza eccezionale ed imperdibile mi irrito perché penso che tanto ci devo andare io e non lui e si fa presto a fare i fighi quando sono gli altri ad andare allo sbaraglio. Ma allo stesso tempo se non mi si dimostra abbastanza entusiasmo (proverbiale la reazione di mia sorella e il suo "Ma che bel posto di merda!") mi deprimo e penso che un po' più di empatia sarebbe stata gradita. Insomma, lo avrete capito, in questo periodo statemi alla larga. 
Il processo di sedimentazione non è ancora terminato. 
L'unica certezza che ho avuto di istinto è stato il BLOG. Quando sono migrata a Shanghai, ho iniziato a scrivere un blog che mi ha aiutato a gestire emozioni e frustrazioni, gap culturale e sconvolgimenti vari. Ho trattato la mia creatura come un fidanzato amorevole per quasi tre anni salvo poi abbandonarlo senza pietà quando ha cominciato a starmi stretto. L'ho brutalmente usato fino a quando i casi della vita mi hanno portato a non voler più condividere pubblicamente le mie esperienze e non solo perché parte di queste erano davvero troppo personali, ma anche perché probabilmente non avevo poi molto da raccontare di me in un paese che in qualche modo non mi stupiva più. 
Ci stavo bene, inquinamento a parte.
Ma non mi emozionavo più a vedere il pollo appeso con il bucato o il tassista che si toglieva i peli del naso con due monete da uno yuan. 
Vediamo allora se riesco ad emozionarmi di nuovo. O a sorprendermi. O...chissà.

7 commenti:

  1. In bocca al lupo per la nuova avventura!

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  2. Sono felice di rileggere le tue avventure, sono sempre stata una tua sfegatata fan e mi era dispiaciuto molto che avessi "mollato" il tuo precedente blog! In bocca al lupo per la nuova migrazione!

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    1. Grazie mille! Cercherò di non mollare stavolta!

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  3. In bocca al lupo per questa nuova avventura!!

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