La cosa fondamentale quando si
espatria è a mio parere quella di essere in grado di comunicare. Ora, in Cina
questa cosa è sempre stata un grosso problema per ovvi motivi: il mandarino è
difficilissimo e comporta un impegno intensivo e costante per arrivare a
risultati minimi e pure sindacabili. Ora invece sento che è arrivato il tempo
della rivalsa, perché -che diamine- parliamo dello spagnolo. Se pò fa.
Ho dunque cominciato, una
settimana dopo essere arrivata a Città del Messico, a cercare come una pazza su
Internet quale potesse essere la migliore opzione. Mi sono subito resa conto
che qui il problema non è tanto la scuola, quanto il tempo necessario per
arrivarci. Che sia con il taxi o con Uber o a dorso di mulo, la città mi è
tentacolare e parecchio incasinata, quindi un paio d’ore di lezione possono
tranquillamente diventare quattro se è l’ora di punta e devi andare e tornare.
E qui è scattato il colpo di culo
inaspettato.