Giusto avevo appena finito di
descrivere le mie fatiche di mamma alle prese con la routine messicana, che mi
viene la brillante idea di organizzare un play date (pomeriggio di gioco, per
chi mi stesse mandando al diavolo della serie “parla come magni”). Dicevo un
play date ma doppio, cioè per entrambe le figlie, in modo da rendere tutte
contente e al contempo togliermi la rottura di palle in una volta sola perché, come ho già avuto modo di sottolineare, qui le scuole non sono di quartiere, QUINDI
non sono sotto casa, QUINDI, le compagne di scuola non vivono nei pressi e
SICURAMENTE quelle che piacciono di più vivono agli antipodi. So già che mi
aspetterà un pomeriggio pesante, quindi tanto vale metterci il carico da
novanta così poi per un po’ sono a posto.
martedì 24 ottobre 2017
domenica 15 ottobre 2017
VAMOS AL COLEGIO!
Tornati alla nostra nuova routine, ci sarebbero diverse cose di cui vorrei
parlare, ma aspetto di avere un po’ più di carne al fuoco. Nell'attesa, ne
approfitto per fare un quadro della scuola delle mie bambine,
premettendo che evidentemente non tutte le scuole messicane sono come la loro e che quindi questa è strettamente la mia opinione.
Tanto per cominciare in Messico la scuola si definisce colegio, parola che a noi tutti fa venire un po’ i brividi e
ricorda un istituto correttivo e non un luogo particolarmente ameno. In
particolare, questa scuola si chiama British
American School e in effetti non ho ancora avuto il coraggio di chiedere
alla direttrice il perché di questa scelta.
Ipotesi uno: è di matrice americana ma con la divisa all’inglese.
Ipotesi due: segue il modello inglese ma si mangia junk food.
Ipotesi tre: dovevate riempirvi la bocca con un nome altisonante.
Probabilmente un po’ di tutto.
martedì 3 ottobre 2017
REPETITA NON IUVANT
Io sono superstiziosa. Di quella
superstizione piccina e un po’ bieca, legata a riti da ripetere o cose da non
fare perché mi immagino che portino sfiga. Per questo motivo ho riflettuto
molto se scrivere nuovamente del terremoto o piuttosto fingere che non fosse
successo: ho pensato che siccome avevo scritto di quello del 7 settembre e poi
è capitato quello del 19, MOLTO peggiore, scriverne ancora avrebbe significato
tirarsela addosso.
mercoledì 13 settembre 2017
IL PIPPERO
Minimizzare il fatto che dopo
poche settimane dal nostro arrivo in suolo messicano ci sia stato il terremoto
più forte degli ultimi cento anni non è estattamente cosa facile, per quanto mi
renda conto che farei meglio a non lamentarmi e ringraziare la mia buona stella
perché dopo tutto non ci è successo nulla. Quando siamo stati qui in visita in
aprile, l’argomento terremoto era stato abbondantemente affrontato con la
nostra guida, la quale ci aveva rassicurato che dopo il sisma del 1985 molti
edifici (tradotto: quelli che non si sono polverizzati) sono stati messi in
sicurezza, mentre tutti quelli di nuova costruzione sono oggi antisismici.
Esattamente, la signora si era espressa così: A Città del Messico c’è un sacco di corruzione, molto cose non
funzionano, abbiamo tantissimi problemi ma una delle poche cose su cui non si
scherza sono le certificazioni antisismiche degli edifici. Pur avendole
sostanzialmente creduto, abbiamo preferito andare ad abitare in una palazzina
di due piani piuttosto che in un grattacielo di trenta.
Se proprio devo essere sotterrata
dalle macerie, che almeno siano poche.
lunedì 4 settembre 2017
RISATE A DENTI STRETTI
Quando ci si trasferisce
all’estero con un contratto di lavoro da Expat, il trattamento riservato può
essere più o meno ricco di servizi a supporto del proprio inserimento nella
nuova realtà sociale. Naturalmente se uno si trasferisce dall’Italia alla
Francia non necessiterà dello stesso tipo di assistenza di chi invece si sposta
da Oslo alla Sierra Leone. Noi, che siamo una via di mezzo, abbiamo beneficiato di un Cross
Cultural Training Support, ovvero un mini corso di 8 ore, spezzate in due giornate,
in cui mentre le bambine trangugiavano la più lunga sessione di cartoni animati
della vita, ricevevamo informazioni sulla nazione che è così cortese da
ospitarci.
Il corso però non è andato esattamente
come da aspettative: basti solo dire che da quando abbiamo finito le prime quattro ore dormiamo da cani ed io ho pure sognato che ci
trovavamo in una piazza dietro casa dove squartavano le mucche intere davanti
ai bambini.
La trainer, una signora con
l’aria molto manageriale, messicana ma di madre francese e padre italiano, ha
esordito dicendo che ci avrebbe fatto un quadro il più possibile completo dei pro
e contro del vivere in Messico, ma probabilmente si è persa un po’ per strada
perché io di pro non ne ricordo nemmeno uno.
martedì 29 agosto 2017
PRIME POLAROID
Faccio un po' fatica a dare un
ordine logico alle cose che vedo o che scopro, qui in
Messico. Il termine inglese overwhelmed esprime bene come mi sento:
una specie di onda fatta di tanti stimoli nuovi non sempre facili da gestire. E
in mezzo c'è pur sempre una quotidianità che sta cominciando a diventare
routine: sveglia, colazione, attesa chilometrica del bus della scuola davanti
al portone, sistemazione casa, sguardo desolato all'appartamento vuoto e ai
tristi mobili a noleggio, spesa, impegni vari, rientro da scuola delle bambine con
conseguente attesa chilometrica del bus, compiti, altro sguardo tristo, birra
consolatoria, rientro consorte, cena e via così.
In mezzo, le prime gite in giro
per la città - che alterna zone inavvicinabili ad altre molto carine - e in
parallelo tante cose nuove, talvolta ridicole o semplicemente diverse da ciò
cui ero abituata. Ora, siccome non l'ha detto nessuno che deve esserci una
logica in quel che racconto qui, vado ad elencare, come si dice in spagnolo,
a cabezon de perro ciò che
mi ha colpito ultimamente.
(Chi mi legge dai tempi del
glutammato ricorderà che adoro gli elenchi, per chi non avesse avuto questa enorme fortuna: adoro gli elenchi)
mercoledì 23 agosto 2017
PRATICAMENTE VADO AL CEPU
La cosa fondamentale quando si
espatria è a mio parere quella di essere in grado di comunicare. Ora, in Cina
questa cosa è sempre stata un grosso problema per ovvi motivi: il mandarino è
difficilissimo e comporta un impegno intensivo e costante per arrivare a
risultati minimi e pure sindacabili. Ora invece sento che è arrivato il tempo
della rivalsa, perché -che diamine- parliamo dello spagnolo. Se pò fa.
Ho dunque cominciato, una
settimana dopo essere arrivata a Città del Messico, a cercare come una pazza su
Internet quale potesse essere la migliore opzione. Mi sono subito resa conto
che qui il problema non è tanto la scuola, quanto il tempo necessario per
arrivarci. Che sia con il taxi o con Uber o a dorso di mulo, la città mi è
tentacolare e parecchio incasinata, quindi un paio d’ore di lezione possono
tranquillamente diventare quattro se è l’ora di punta e devi andare e tornare.
E qui è scattato il colpo di culo
inaspettato.
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